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Le Banche del Tempo non si sostituiscono ai servizi sociali, ma possono integrarli in ambiti in cui essi non riescono a dare agli utenti il sostegno personalizzato desiderabile. L'aiuto offerto dalle Banche del Tempo è però sostanzialmente diverso da quello del volontariato, perché si basa sul principio della reciprocità. Ciascuno da e riceve qualcosa.
Al di là degli scopi specifici che si propongono le Bdt e dell'utilità che i loro aderenti traggono dagli scambi, questo tipo d'iniziativa tende a creare relazioni interpersonali non esclusive e chiuse, come quelle che esistono all'interno delle famiglie o di ristrette cerchie amicali, ma aperte a nuove conoscenze, favorendo la costruzione di legami di solidarietà allargata, basati sulla fiducia. In questo senso si può dire che le Banche del Tempo producono beni relazionali che attengono al concetto di "capitale sociale". Si formano infatti reti di relazioni che rappresentano sia un patrimonio per i singoli aderenti, sia una risorsa collettiva, capace di aumentare i livelli di cooperazione, fiducia, reciprocità, impegno civico e benessere del contesto sociale.
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